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Riflessione della sera

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Eppure qui…

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C’è ancora la pista di atletica dove mi allenavo e correvo le mie gare, alternando qualche figuraccia a qualche vittoria e ridendo sempre insieme ai miei compagni, anche quando dopo i 400 m il cuore sembrava voler continuare la sua corsa al di fuori del corpo.
Ci sono ancora le tribune e gli spogliatoi e la gabbia dalla quale un disco lanciato male colpì in testa una ragazza, tranquilla al di fuori dello spicchio di campo gara.
C’è ancora la postazione dello starter, allo sparo del quale in cinque ci fingemmo morti.
C’è il mio completo di atletica regalo per il diciottesimo dei miei compagni di liceo.
C’è la mia tuta nuova della A.S. Brescia, consegnata e indossata un 20 Maggio caldissimo, perché i soldi quelli erano e si era dovuto scegliere un tessuto solo. Che caldo!

Ci sono ancora i miei ricordi.

Purtroppo c’è anche questo

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Il “mio” campo di atletica è il Campo Calvesi di Brescia.
Sull’erba sulla quale stanchi ci sdraiavamo a guardare il cielo oggi nemmeno si può camminare, perché il rischio è la morte. Come quella che colpisce troppi in quelle zone troppo vicine alla Caffaro e al suo Pcb.

Eppure qui…

Eppure qui un giorno una gremita curva gridò di gioia, perché una ragazza di Verona scalò il cielo, portando un sogno a 2,01 metri. Nuovo record del mondo di salto in alto.

Quanti sogni questo Paese riesce a distruggere? Quante nubi cerca di mettere a coprire il sole di uno spessissimo fulgido passato?
Non mi adeguo, non ne sono capace. Non voglio esserlo.

Mi tengo i miei ricordi e cerco di trasformarli in azioni per il futuro.
Possiamo forse fare altro?

Ah, l’avete capito: quella ragazza si chiamava, si chiama, Sara Simeoni.


Buongiorno

“Dio dorme nella pietra, sogna nel fiore, si desta nell’animale, e sa di essere desto nell’uomo.”

(Proverbio Asiatico)


Tocca a noi

Più volte l’ho citato. Più volte ho pensato alle sue parole e alle sue azioni. Ritengo persone come “Madiba” un dono del cielo. Ora che non è più qui fisicamente, non possiamo che agire, per far sapere che abbiamo capito. Per dar luce a questo mondo che da solo sempre più sembra sprofondare nel buio. Ma non vuole. Lo so che non vuole.

Ciao “Madiba”
(con il profondo rispetto di chi avrebbe tanto desiderato conoscerti)

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La nostra paura più profonda
non è di essere inadeguati.
La nostra paura più profonda,
è di essere potenti oltre ogni limite.
È la nostra luce, non la nostra ombra,
a spaventarci di più.
Ci domandiamo: ” Chi sono io per essere brillante, pieno di talento, favoloso? ”
In realtà chi sei tu per NON esserlo?
Siamo figli di Dio.
Il nostro giocare in piccolo,
non serve al mondo.
Non c’è nulla di illuminato
nello sminuire se stessi cosicchè gli altri
non si sentano insicuri intorno a noi.
Siamo tutti nati per risplendere,
come fanno i bambini.
Siamo nati per rendere manifesta
la gloria di Dio che è dentro di noi.
Non solo in alcuni di noi:
è in ognuno di noi.
E quando permettiamo alla nostra luce
di risplendere, inconsapevolmente diamo
agli altri la possibilità di fare lo stesso.
E quando ci liberiamo dalle nostre paure,
la nostra presenza
automaticamente libera gli altri.

(Nelson Mandela)


Gramellini

Non ripubblico il buongiorno di Gramellini, per parlare di B., cosa della quale sono molto stufo e la ripetizione della quale credo anche sia una delle ragioni del blocco di ogni cosa in questo paese (volutamente con la p minuscola). Condivido l’articolo per esaltare quella parte focale che si deve imprimere sulla società e conseguentemente su ognuno di noi.

A dire il vero, l’aspetto sociale è ben peggiore di quello personale….

Barbara Frank

I figli di B si sentono perseguitati come gli ebrei ai tempi di Hitler. La fonte della rivelazione è estremamente autorevole: B. In un libro di Vespa, tra l’altro. E allora perché ne parli? (Me lo domando da solo). Per analizzare il meccanismo che ha cambiato l’informazione e un po’ le nostre teste. Funziona così: da vent’anni, quasi ogni giorno, B pronuncia una sciocchezza terrificante, contraria al buonsenso e al buongusto. La sciocchezza ha lo scopo di ribadire l’unica idea forte su cui B ha costruito il suo successo in politica: il vittimismo. Gli italiani adorano i vittimisti. Perciò un uomo che ha fatto affari con tutti i regimi e tutti i governi adora raccontarsi al suo popolo come il capro espiatorio di un’oscura macchinazione. B come i pellerossa, come gli ebrei, prossimamente come i migranti di Lampedusa. La scempiaggine provocatoria rimbalza sui siti e in tv, suscitando il commento divertito dei comici e quello indignato delle vittime vere. Ci cascano tutti. Ci cascano sempre. Per pigrizia, rabbia, automatismi strani. E la reazione alimenterà nel popolo di B il convincimento che lui sia veramente una vittima.  

 La tempesta di sabbia sollevata dalle panzane del Grande Incompreso è violenta ma breve, al pari di ogni altra emozione nella civiltà delle immagini. Il giorno dopo è già svanita nel nulla, lasciando un vuoto nevrotico che la prossima sparata provvederà a riempire. È una malattia di cui abbiamo inoculato il morbo. Non so chi perseguiti i figli di B. Ma mi sono fatto un’idea di chi, da vent’anni, perseguita noi.

fonte originale: il buongiorno di Gramellini 07/11/2013

 


Domanda serale

Ma… se l’attesa è più importante dell’evento, perché poi si rimane delusi se l’evento non si verifica?


Qualcosa non torna

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