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Ave Maria

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Una carezza per stasera

 

In fondo è davvero solo un’arrivederci…


La morte non è niente

“La morte non è niente. Sono solamente passato dall’altra parte: è come fossi nascosto nella stanza accanto. Io sono sempre io e tu sei sempre tu. Quello che eravamo prima l’uno per l’altro lo siamo ancora. Chiamami con il nome che mi hai sempre dato, che ti è familiare; parlami nello stesso modo affettuoso che hai sempre usato. Non cambiare tono di voce, non assumere un’aria solenne o triste. Continua a ridere di quello che ci faceva ridere, di quelle piccole cose che tanto ci piacevano quando eravamo insieme. Prega, sorridi, pensami! Il mio nome sia sempre la parola familiare di prima: pronuncialo senza la minima traccia d’ombra o di tristezza. La nostra vita conserva tutto il significato che ha sempre avuto: è la stessa di prima, c’è una continuità che non si spezza. Perché dovrei essere fuori dai tuoi pensieri e dalla tua mente, solo perché sono fuori dalla tua vista? Non sono lontano, sono dall’altra parte, proprio dietro l’angolo. Rassicurati, va tutto bene. Ritroverai il mio cuore, ne ritroverai la tenerezza purificata. Asciuga le tue lacrime e non piangere, se mi ami: il tuo sorriso è la mia pace.”

(Henry Scott Holland)


Sia Pace

Buongiorno a Voi.

 

“Tutti parlano di Pace, e la Pace non c’è!”

 

Questa frase di Padre Turoldo ha sempre riempito i miei orecchi e i miei pensieri.

Basta guardarsi attorno: essa è una fotografia oggettiva del mondo, ma cosa significa? Da dove trae origine? Forse dal fatto che nessuno vuole davvero la Pace? 

Questa prima domanda/risposta centra sicuramente uno degli aspetti, magari quello più grande di macrosociologia direi; spiega per esempio perché non vi sia pace tra gli Stati. Nasconde e svela la volontà di alcuni di mantenere il mondo in conflitto per scopi loschi e subdoli: potere sugli altri, ricchezza economica, addirittura pura cattiveria o addirittura tutte queste motivazioni insieme. Cè persino, provo orrore a pensarlo, una ragione asettica, senza morale, per poter produrre nuove armi è necessario smaltire le vecchie e usarle costa meno che rottamarle. Secondo quest’ottica tutto viene ridotto a un semplice ingranaggio. La vita una rotella o un blocco della stessa.

Si fa passare il pensiero che la vita in realtà non venga oltraggiata, perché “le guerre buone” e le bombe che esse sganciano uccidono i cattivi che (loro) stanno uccidendo i buoni e quant’anche fossero questi ultimi le vittime del nostro intervento, carico d’amore (scusate il sarcasmo), essi non sarebbero in questo caso persone, bensì entità note come “danni collaterali”. Non è una cosa definitiva, no? La morte è definitiva e irrimediabile, i danni si riparano. Non si rompono forse le uova per fare una frittata? Subdolamente si instilla un ragionamento secondo cui i morti sono come uova per una frittata… Ce n’è abbastanza per non mangiare più.

Purtroppo non esagero: una pubblicità in TV è addirittura più esplicita di così, parlando di banche e dei pensieri fondamentali che realmente ci poniamo.

Qui entriamo in gioco noi, auditorio pronto a bersi qualunque cosa venga propinata, assuefatto a veder scorrere sangue a fiumi mentre mangia pasta al pomodoro e a porsi terribili domande davanti a bambini dilaniati dalle bombe: “Mi passi il sale?”, i più “colpiti” aggiungendo “Per favore”.

È un quadro certamente triste e deludente. 

Non vi sono cose nel grande  che già non sono contenute nel piccolo e così io penso che il problema sia dentro ogni singolo.

La Pace è uno stato, come la guerra e i conflitti.

Parliamo tutti della pace e la ricerchiamo, ma la nostra. La vita dei più è tutta una ricerca all’esser lasciati in pace.

Ecco il problema: la Pace non c’è perché non è per noi uno stato interiore autentico.

Come disse il Dalai Lama: “Non vi è alcuna via per la Pace, la Pace è la Via”

Esempi religiosi e non, su tutti forse Gesù e Gandhi, ma anche San Francesco e Martin Luther King, hanno insegnato al mondo a compiere rivoluzioni impensabili senza versare una sola goccia di sangue. Ma oggi quanti emuli vediamo di queste grandi luci? 

Oggi siamo tornati al vecchio “occhio per occhio”. Questo è un modo facile di rispondere. Innanzitutto perché non ci da responsabilità. Il fatto che noi  riteniamo di “restituire” quanto abbiamo ricevuto lascia il pallino della questione in mano ad altri. Non non ne abbiamo demeriti (“È stato lui a cominciare”), ma nemmeno ne conquistiamo dei meriti (cosa abbiamo fatto per cambiare la situazione?

Se rispondiamo a un attacco con un attacco moltiplichiamo il potere dell’altro e gli diamo la completa vittoria su di noi, anche se in un duello fossimo noi i sopravvissuti.

Ritengo questo possa accadere, in quanto questo stimolo trova terreno fertile nel nostro spirito sempre agitato, una valvola di sfogo per la nostra insoddisfazione, libera dal non aver responsabilità, ricadendo queste, secondo noi tutte sull’altro, come detto prima.

Non si può non citare però un altro insegnamento: quel “Porgi l’altra guancia” professato da Gesù; quel suo “A chi vuole strapparti la tunica, lascia anche il mantello”. 

Questo! Questo sì che cambia le cose! Questo davvero può mostrare all’altro l’inutilità delle sue azioni e da a noi il nostro potere, perché reagire non è agire.

Per far questo però è necessaria una piena consapevolezza di sé e di ciò che si ritiene giusto.È necessario conoscere bene il centro delle nostre convinzioni per poterlo sempre riconoscere in ogni situazione; per poter sempre agire, quindi, secondo quanto siamo e non solo per quanto non siamo.

È un mondo difficile per fare questo, ma lo è diventato e peggiorerà se ci si arrende.

Se vogliamo la Pace, dobbiamo essere in Pace.

Se vogliamo aiutare il mondo, dobbiamo compiere gesti di Pace, vivere compiendo azioni che portino Pace.

Certo… dobbiamo anche essere pronti a pagarne le conseguenze in questo mondo.

Mai detto che potesse essere facile. È una scelta. Come tutto in fondo

Umberto

SigilloPiccolo

 


Una carezza per la sera

La tua vita è la tua vita.
Non lasciare che le batoste la sbattano
nella cantina dell’arrendevolezza.
Stai in guardia.
Ci sono delle uscite.
Da qualche parte c’è luce.
Forse non sarà una gran luce ma
la vince sulle tenebre.
Stai in guardia.
Gli Dei ti offriranno delle occasioni.
Riconoscile, afferrale.
Non puoi sconfiggere la morte ma
puoi sconfiggere la morte
in vita,
qualche volta.
E più impari a farlo
di frequente,
più luce ci
sarà.
La tua vita è la tua vita.
Sappilo finché
ce l’hai.
Tu sei meraviglioso
gli Dei aspettano di compiacersi in te.

(Charles Bukowski)


Buongiorno

“La vita è un po’ come il jazz: viene meglio quando si improvvisa.”

(George Gershwin)


Alfa e Omega – Aleph e Tau

Pochi giorni fa ero in Assisi e questa meravigliosa visita ha lasciato uno strascico che ha preso la forma di una indegna riflessione che vorrei condividere qui.

Parlare di Assisi significa ovviamente incontrare San Francesco (o scontrare San Francesco, vista la vita così lontana che vivo dalla sua) e parlando del Santo si finisce inevitabilmente a parlare del segno del Tau. Argomento lieve in realtà e gradito, visto che esso rappresenta uno dei significati più importanti, se non il principale in assoluto, per la religione ebraica e quella cristiana.

In Assisi si trovano miriadi di versioni del simbolo, ma con un minimo di ricerca (la verità mai è nascosta a chi vuol vedere…) si può incontrare una sua rappresentazione assolutamente meravigliosa, quale quella del maestro Dettoni che propongo di seguito:

Tau_Campama_01

Parlerei volentieri ancora di questo artista per un’altra scultura da questi realizzata raffigurante Maria, ma qui ci fermiamo su questa mirabile esecuzione.

Ah, che pregio ha l’arte di poter in un solo istante carpire, racchiudere e mostrare l’intrinseca verità delle cose! Forse perché essa nasce direttamente dal cuore ed è alle anime che rivolge?

Da qui, da questa opera è partito il mio pensiero…

“Il Signore disse: Passa in mezzo alla città, in mezzo a Gerusalemme e segna un Tau sulla fronte degli uomini che sospirano e piangono…” (Ez. 9,4)

Il segno del Tau rappresenta quindi la redenzione. Esso è il sigillo del perdono e rivela la completa appartenenza a Dio.

L’origine è alfabetica come sapete: il Tau è l’ultima lettera dell’alfabeto ebraico e così sono andato a cercare l’alfabeto. Grande delusione, perché la lettera Tau (Taw in ebraico) si scrive così:

taw

Certo, la versione francescana è greca ed è stata venerata in quanto in questa forma ricorda la croce. Ma c’era altro e con un minimo di impegno in più si poté trovare l’arcaico modo di esprimere il segno: si doveva tracciare effettivamente una croce:

Alfabetoebraico

(ultima riga, penultima colonna)

Ecco che l’unione dell’opera dell’artista, con l’antico segno di croce, mi hanno suggerito che in realtà ci sarebbero delle correzioni da fare su quanto riportatoci dal Nuovo Testamento:

“Io sono l’Alfa e l’Omega, il principio e la fine” disse Gesù. Ma questo è greco e non credo che Gesù parlasse in greco. Io ritengo invece che Egli disse:

“Io sono l’Aleph e il Taw“.

Di nuovo il principio e la fine (siamo sempre di fronte a un inizio e una fine, dell’alfabeto stavolta ebraico), ma ora i significati vanno ben oltre:

L’Aleph è la prima lettera come dicevamo e di solito viene associata, proprio per questo forse, a Dio. Quando Gesù dice “Io sono l’Aleph” intende proprio l’inizio degli inizi; rivendica la propria divinità e contestualmente ci mostra a cosa aspirare, in quanto questa lettera è anche associata ad Adamo, quindi all’uomo nella perfezione che doveva avere.

Ma Gesù è anche il Taw, la fine. Più precisamente però è il Segno del perdono e della redenzione; è il segno della completa appartenenza a Dio. Non solo la fine, ma anche il fine… e il mezzo…

Alla luce di questo mi appare più chiaro e con nuovi e più marcati e profondi contorni l’espressione:

“Io sono la Via, la Verità e la Vita“.

Gesù non muore sulla croce, Gesù è la croce. Gesù è il simbolo di salvezza (tra l’altro non è forse quella di una croce la forma che il corpo assume quando si è croficissi? La croce della crocifissione non ha tale forma proprio per seguire il corpo e non per imporsi su di esso?). Gesù è la porta.

Così bene viene mostrato dal Tau di Dettoni… Qui Gesù è un tutt’uno con la croce, dal legno escono le gambe, la testa e nella parte posteriore si vedono addirittura le spalle. Non più due entità di cui una di morte, ma un naturale passaggio e compenetrazione verso la Luce.

Tau_Campama_02

Personalmente anche un’altra ispirazione mi viene nel vedere questa opera: Cristo è la sua croce, mentre la figura umana che se ne vede, non più ferma, ma in movimento, siamo noi. Noi che da dietro siamo entrati nella porta rappresentata da Colui che ci ha preceduto e ne usciamo abbracciati e purificati, finalmente liberi di accedere al Regno dei Cieli o più semplicemente “a Casa”, come dico io.

Che mirabile segno è quello della croce! Lo dice uno che ha tolto il crocifisso in casa per sostituirlo con l’immagine di un Gesù sorridente in mezzo ai bambini. Eppure… spogliato del puro dolore, quale affascinante e mistico significato esso propone.

Tanto lungo è ancora il cammino. Per ora mi fermo qui non potendo aggiungere parole altre che queste. Troppo lo studio delle scritture che va fatto e che ancora mi è ignoto. Troppo ho ancora da leggere e chiedere per poter ricercare questi concetti anche al di fuori della nostra religione, al fine di giungere a quel compimento della mia utopia, che poi è l’esaltazione della Verità che io chiamo Dio. Troppa la mia ignoranza.

Non sono portatore di verità alcuna, soltanto appunto un ricercatore, colpito da un pensiero e desideroso di condividerlo. Ogni mia frase andrebbe preceduta dall’espressione “secondo me…”.

Non mi resta quindi che rimanere in silenzio, salutare e proseguire. Ringraziare per l’attenzione e fare tutto questo con quello che mi par essere il più adatto degli auguri:

Pace e Bene.

Umberto

(Le immagini del “Tau” sono qui riprodotte con il permesso dell’autore che sorridente ringrazio sentitamente. Altre informazioni si trovano all’indirizzo: www.maria.tk)


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